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Santa Maria Nascente
Parrocchia Santa Maria Nascente
 
 
 
 
 
 
LA CHIESA PARROCCHIALE DI COCCAGLIO
     
 
 
Ricerche d'archivio di Cesare Esposito (Vedi figura 1 qui a fianco  ) La chiesa Parrocchiale fig. 1°

Alcuni dei successivi interventi, posti a complemento del lavoro del padre da parte della figlia Ida, sono riportati - salvo la prima delle note conclusive - subito di seguito, a modo di premessa. I titoli, eccettuati quelli che suddividono la presentazione in "pittura" e "scultura", sono redazionali.

1) Queste ricerche d'archivio, mio padre le compì negli anni trenta. Furono pubblicate su "Il Popolo di Brescia", nel 1937 e, con un piccolo aggiornamento finale, apparvero sul numero unico dedicato a Luca Marenzio nel 1953.

2) Le informazioni riguardanti il pittore Romeo Bonomelli (assenti dal testo di mio padre) le ho attinte dalla documentazione gentilmente messa a disposizione dall'arch. Franco Rubagotti. La storia della Parrocchiale di Coccaglio, dedicata a Santa Maria Nascente, ebbe inizio il 27 giugno 1717, allorché il Consiglio speciale della Comunità si riunì per esaminare la comunicazione dell'arciprete don Giovanni Martino Testolini, annunciante che quattro famiglie benestanti del paese erano disposte a donare il loro patrimonio, calcolato in più di seimila scudi, perché fosse impiegato "in fabbricare una nuova chiesa parochiale più ampia e sontuosa" di quella esistente, cioè la Pieve di Santa Maria.
     
Indice:

  1) La chiesa matrice: la vecchia Pieve

  2) Si decide la costruzione della chiesa nuova

  3) La costruzione

  4) La chiesa nuova diventa scrigno d'arte

  5) Note conclusive apposte al testo originario
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
     
1) LA CHIESA MATRICE: LA VECCHIA PIEVE      
 
La vecchia Pieve fig. 2° Questa, consacrata il 24 giugno 1488, e in seguito dedicata a San Giovanni Battista, fu definita "bellissima" dal rovatese don Antonio Racheli, nelle sue memorie storiche, "dalla quale dipendette per vari secoli anche Rovato".
(vedi figura 2 qui a fianco   "La vecchia Pieve in un'immagine di inizio '900, prima dei rinforzi strutturali ancora in essere).

Ma non soltanto Rovato dipendeva dalla Pieve di Coccaglio, ma anche Cologne, Chiari, Castrezzato e - pare, ma non è certo - Castelcovati.
Secondo mons. Paolo Guerrini, tutto questo vasto territorio, che costituiva precedentemente il "pagus suburbanus" (distretto rurale romano) di Coccaglio, fu poi convertito, intorno al V secolo circa, nella pieve cristiana. La Pieve di Santa Maria, "fu la matrice delle accennate parrocchie".
"L'arciprete della Pieve di Coccaglio era l'unico parroco di questo vasto territorio. La Pieve aveva il suo ospedale particolare e un capitolo di canonici".
Sempre mons. Guerrini, parlando della parrocchia di San Pietro, di Castrezzato, disse che "Il sacerdote deputato alla cura delle anime di Castrezzato, non era un vero parroco, ma soltanto un coadiutore e rappresentante dell' arciprete di Coccaglio.
I fedeli di Castrezzato erano quindi obbligati a recarsi alla Pieve di Coccaglio per i battesimi, i matrimoni, la confessione e la comunione pasquale, mentre l'arciprete di Coccaglio esercitava a Castrezzato il diritto delle decime, dei funerali e delle altre prestazioni canoniche"
.
Quindi "la vera chiesa matrice, la parrocchia unica primitiva e pieve di questo territorio... fu la Pieve di Coccaglio...".

Quando, in seguito, i paesi che vi facevano parte, uno alla volta si staccarono, formando comuni e parrocchie indipendenti, anche a Coccaglio si costituì una specie di collegiata con un arciprete, due canonici e due mansionari.
Con Bolla pontificia del 7 luglio 1507 vennero istituite le due prime cappellanie mansionarie, e con quella del 1531, di papa Clemente VII, la Comunità di Coccaglio acquisì il diritto di eleggere il proprio arciprete (tale diritto fu esercitato sino al 1956, con l'elezione di don Remo Tonoli , ultimo parroco ad essere eletto -NdR).
Nel 1542 anche l'arciprete Alessandro Coma istituì due cappellanie mansionarie. Questo arciprete era succeduto a un altro dello stesso cognome, ma del quale non si è trovato alcun documento. Gli successe il nipote Giovanni Coma, nel 1566, del quale si conserva ancora il registro dei matrimoni, scritto in bellissima grafia, e quello dei battesimi. Morì nel dicembre del 1589.
Non si sa se gli arcipreti Coma (o De Coma) fossero nativi di Coccaglio. Sicuramente lo furono i sei successivi:
 Tomaso Zucchi, arciprete dal 1590 al 1595.
 Andrea Massetti, dal 1595 al 1625.
 Bernardino Milini, che il 26 ottobre 1638 ricevette i corpi dei Santi Martiri Protettori, Maurizio e Giacinto, e
morì nel giugno del 1656.
Francesco Malgaretti, che fu arciprete dal 1656 al 3 gennaio 1675.
Fece dipingere la Chiesa e ingrandire la casa parrocchiale dell'Acquetta.
 Tomaso Redolfi, arciprete dal 1675 al 1690.
 Faustino Montini, dal 1690 al 1708.
 Carlo Cozzoli, di Sale Marasino, che dopo due anni rinunciò all'incarico.
     
 
 
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2) SI DECIDE LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA NUOVA      
 
- A don Carlo Cozzoli successe Giovanni Martino Testolini, nativo di Brescia e arciprete di Coccaglio dal marzo 1709.
Fu lui che inviò al Consiglio speciale del paese la comunicazione di cui abbiamo parlato all'inizio, riguardante la possibilità di costruire una nuova Chiesa, a "... maggior gloria di Dio e per maggior e comodo di tutto il popolo di Coccaglio, sopra di che fatti opportuni e necessari riflessi, considerato l'emolumento tanto considerabile offerto, la necessità di una nuova chiesa per esser l'altra antica, angusta, occupata, escavata da copioso numero di sepolture che rendono continuamente e maggiore in tempo d'estate un fetore intolerabile, e per causa delle sepolture medesime viene anche pericolosissima da dirocare, e sta dico perciò rissolto di accettare le oblazioni di dette pie famiglie, e di quelle impiegare nella fabrica d'essa Chiesa nuova, dovendo però martedì prossimo giorno di S. Pietro esser convocata tutta l'università degli originari e contribuenti tutti non a fine d'impor mai per l'effetto suddetto aggravio alcuno, ma per la elezione di persone atte alla cura della fabrica d'essa Chiesa e per eccitar li animi di tutti...".
La decisione fu approvata all'unanimità, con "balle" affermative ventidue, contro nessuna negativa.
Era domenica, e la notizia si sparse fulminea in paese, suscitando commenti favorevoli e ansiosa attesa di conoscere le ulteriori decisioni. Due giorni dopo, i capi-famiglia si radunarono per approvare l'importante decisione, che per vari decenni doveva esercitare tanta influenza nella vita dei Coccagliesi, dal lato economico e da quello civile, oltre che da quello religioso. Leggiamo il verbale: "Adì 29 giugno 1717.
Convocata la general Vicinia di tutti li habitanti originari e non originali della terra di Coccaglio congregati e radunati giusto il solito nella chiesa di
S. Giovanni premesso il solito suono delta campana fu alla medesima rappresentato et per essa deliberato come segue: Considerata... l'antichità della Chiesa, l'angustia medesima in riguardo al popolo numeroso di questa Terra, il copioso numero di sepolcri, che in essa si trovano, che la rendono perniciosissima alla umana salute... ed il choro e la sagrestia incapaci del numeroso clero che presentemente habbiamo con parte del 27 abente deliberò di fabricare con mezzo di elemosine e senza aggravio alcuno di essa comunità una nuova Chiesa Parochiale più ampia e sontuosa di quella che habbiamo, e ciò a maggior gloria del Signor Iddio, e per comodo necessario di tutto il popolo della Terra nostra dovendo però prima di accingersi a tal fabrica esser umiliata dalla Comunità supplica al Reggio Trono di sua Serenità per ottenere dalla medesima la permissione"
.
Il verbale continua con molte ripetizioni, e fa sapere che è stato eletto Deputato alla Fabbrica il signor Agostino Almici, che ebbe poi come sostituti Francesco Tonelli e Francesco Monti. Tesoriere fu nominato don Annibale Comenduno. In un altro resoconto della seduta, si legge che intervennero 201 capi-famiglia, 198 dei quali si dichiararono favorevoli, 3 contrari.

Il primo capitale impiegato nella Fabbrica, ammontante a 4.239 lire, si rese disponibile per una transazione tra il "Rev. Hospitale Maggiore di Brescia" e la Comunità di Coccaglio, per il lascito di G.B. Cattaneo, che lego "alcuni fondi con la sua casa in Coccaglio per l'eretion d'un Conservatorio de Vergini".
I due quinti del ricavato, spettanti alla Comunità, unitamente agli interessi maturati, si decise di impiegarli nella fabbrica della Chiesa.
Nell'elenco delle cospicue offerte pro Chiesa risultano i seguenti nomi: D. Annibale Comenduno, Lucia Bianchi Tregambi e Cristoforo Tregambi, don Pietro Foresti, don Carlo Redolfi, Giustina Bressanina, Francesco Barucco.
     
 
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3) LA COSTRUZIONE      
 
Scorcio di piazza Luca Marenzio fig. 3° Non si perdette molto tempo a fare e a disfare progetti, a bandir concorsi, nominar commissioni e così via. Ottenuta la debita approvazione e acquistata l'area, sgombrandola delle casupole e delle stalle che vi si trovavano, si scelse il costruttore, nella persona del capomastro Antonio Corbellini, comasco di Pellio Superiore.
In nessun documento è attribuita al Corbellini la qualifica di architetto, ma semplicemente quella di "capomastro".
Ciò non toglie che egli stesso abbia fatto il progetto della Chiesa e ne abbia diretto i lavori per tutto il resto della sua vita. Il contratto, preciso e circostanziato, fu stipulato il 21 febbraio 1718, tra i deputati Almici, Tonelli e Monti, da una parte e "Antonio Corbellino quodam sig. Domenico da Pel sopra distretto comasco" dall'altra, ed è firmato anche da don Testolini e dal notaio Egisto Personello, cancelliere della Comunità. Il signor Corbellini aveva diritto ad un "salario a raggion, di giorno lire tre soldi dieci ogni qual volta si ritroverà qui in Coccaglio et in attual essercitio sopra la fanrica sudetta".
L'art. 8 diceva: "Che detto sig. Antonio Corbellino o suo sostituto sia tenuto dirigere la fabrica sudetta, dar li ordini che saranno di tempo in tempo opurtuni e necessari e lavorar in detta fabrica, quella principiar proseguir e terminar in bona e laudabil forma a giudizio de periti d'esser detta fabrica fatta minutim ed adamussim giusto il dissegno per esso signor Corbellino fatto, e da detti nostri Deputati accettato e che resterà apresso li medesimi...".
(vedi figura 3 in alto  Foto in alto ) Scorcio di piazza Luca Marenzio con la facciata della parrocchiale e il campanile).

Per trent'anni il bravo capomastro diresse i lavori, i quali, pero, non continuarono sempre con lo stesso ritmo dei primi anni. Nelle annate di scarso raccolto in campagna, col diminuire delle elemosine, diminuiva anche il lavoro nella fabbrica della Chiesa. Talvolta, carestia e pestilenze facevano deviare verso altri bisogni più urgenti il rivolo benefico della carità. Più di una volta la perturbazione fu così grave che venne risentita per vari anni. Spesso il Corbellini lavorava con due o tre operai soltanto, e vi fu un tempo in cui lavorò solo, per vari mesi, coadiuvato da un suo figliuolo.
Nel registro delle uscite, fra la data del 23 agosto 1747 e quella del 23 marzo 1748, trovasi la seguente nota: "Attesa la morte del sig. Antonio Corbellini e sobbentrato il sig. Domenico Figlio". Quest'ultimo, che nelle note dei lavori e delle paghe compariva come aiuto del padre: "13 marzo 1741 - Pagato giornate del garzoncello Domenico Corbellini", risulta, nei documenti degli anni successivi, con la qualifica di "architetto", mai attribuita al padre suo: "30 gennaro 1756 - Pagato al sig. Domenico Corbellini Architetto della nostra fabrica lire 86 e questo per saldo delle giornate fatte dalli di lui maestri nell'anno scaduto".
Ma altri membri della famiglia Corbellini figurano tra i maestri muratori e tra i tagliapietre che lavorarono nella Chiesa, succedendosi o alternandosi durante più di mezzo secolo, fin dopo il 1785: Antonio e Domenico, già nominati; Giacomo, Giuseppe, Ottavio, Giorgio, un altro Antonio, Gaetano, Bortolo. Rincresce di non aver potuto raccogliere altre notizie di questa famiglia di edili, degni discendenti di quei famosi maestri comacini che edificarono tanti templi famosi.
     
 
 
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4) LA CHIESA NUOVA DIVENTA SCRIGNO D'ARTE      
a) Pittura      
 
L’assunzione di Maria fig. 4° Come abbiamo già visto, la costruzione della nuova Chiesa fu iniziata nel 1718, e il I maggio 1737 vi fu celebrata la prima Messa, ma non esistevano allora che le nude pareti e il tetto: mancavano gli altari e tutte le decorazioni.
Nel 1744 fu invitato il pittore bolognese Francesco Monti, per affrescare il soffitto. Il Monti, nato a Bologna nel 1685, giunse a Brescia da Torino, dove dipinse in vari palazzi.
Nella nostra città ottenne grande rinomanza per aver affrescato a chiaroscuro la chiesa della Pace, dove dipinse anche una pala d'altare nel 1746. Lavoro molto in provincia, e fu maestro di parecchi nostri artisti. Pure pittrice fu sua figlia Eleonora, che nacque a Brescia, e quivi morì. Anche Francesco Monti morì nella stessa nostra città, nel 1768.
Il primo contratto col Monti fu stipulato il 15 agosto 1744 , per "dipingere a buon fresco il catino di mezzo con li quattro suoi medaglioni della Fabbrica in zecchini 85 e di più dar l'alloggio e far le spese cibarie al suddetto e al suo scolaro che li fa compagnia, principiando alla primavera prossima ventura che sarà del 1745..."
-(vedi figura 4 in alto  Foto in Alto L'assunzione di Maria). la Purificazione fig. 5°

Il pittore iniziò la sua opera soltanto il 15 settembre 1745, e il 30 maggio 1746 si accordo per "dipingere le due vele della Chiesa che sono contigue al catino di mezzo, in una la Purificazione -(vedi figura 5 qui a destra  Foto qui a Destra ) l’Annunciazione fig. 6°e nell'altra
l'Annunciazione -(  Foto qui a Sinistra vedi figura 6 qui a sinistra) , tutto a sue spese eccettuato che l'alloggio e legna bisognevole...". Iniziò questo lavoro il 26 giugno 1746, e non lo completò che nel 1747.
L'anno successivo ritornò a Coccaglio per dipingere l'affresco della Natività (di Maria -Ndr)
Natività di Maria fig. 7° -(vedi figura 7 qui a destra  Foto qui a Destra ), nel coro, e nel 1754 affrescò anche il soffitto della sagrestia
-(vedi figura 8   Foto in Basso qui sotto Il sacrificio di Abramo). Il sacrificio di Abramo fig. 8° Cesare Cantù, nella Grande Illustrazione del Lombardo Veneto, disse di Coccaglio, fra l'altro: "Grandiosa la Chiesa con pitture di poco gusto". Non c'è che da prendere atto con piacere del riconoscimento di grandiosità della nostra Chiesa; in quanto al "gusto" delle pitture, se l'illustre storico si riferiva agli affreschi, dobbiamo dire: "de gustibus non est disputandum", perché proprio non si può negare che alla grandiosità della Chiesa non facciano riscontro le altrettanto grandiose concezioni pittoriche di Francesco Monti, mirabilmente conservate in tutta la loro freschezza di tinte, dopo oltre duecento anni (e recentemente ripulite dai fastidiosi aloni di salsedine conseguenti ad infiltrazioni di pioggia:
v. "la vecchia Pieve, settembre 2005 pagg. 74-76 - NdR).

Beata Vergine del Patrocinio fig. 9° E certo il Cantù non si sarà riferito alle pale d'altare, perché tra di esse vi sono autentici capolavori.
Una, la "Beata Vergine del Patrocinio" -(vedi figura 9 qui a destra  Foto qui a Destra ), sull'altar maggiore, di Francesco Savanni, bresciano, che, è noto, fu lodata calorosamente da Giovanni Battista Tiepolo, il principe della pittura italiana del Settecento, fermatosi una volta a Coccaglio, di ritorno dalla Spagna. Il Savanni, che fu allievo di Angelo Paglia e del Monti suddetto, si manifestò pittore originale e ben dotato, del quale il Penaroli dice che avrebbe fatto molta strada se, conducendo vita poco saggia, non fosse morto in miseria, a soli 49 anni, nel 1772.
La tela non è firmata, ed è pertanto utile documentare: "... il sig. Francesco Savanni per una parte si obbliga nel corso di un anno da terminarsi alla Madonna di Settembre del 1757, di travagliare e compiere la pala del 'Patrocinio di Nostra Signora' secondo le misure a lui date... la quale deve servire per l'altar maggiore delta nuova Chiesa di Coccaglio col mettervi egli del suo e tela e buoni colori; e i signori Deputati di essa chiesa per l'altra si obbligano di pagargli in giusto onorario della di lui fatica scudi centonovanta da sette lire piccole l'uno...".
Una ricevuta del 7 febbraio 1757, per una caparra, e un'altra del 7 giugno 1758, per il saldo, firmate dal Savanni, attestano che l'opera concordata venne portata a compimento (v. anche "la vecchia Pieve", settembre 2003, pag. 46, e novembre 2004, pagg. 1. 48-49 - NdR).

L’Ultima Cena fig. 10° Altra pala di gran pregio è quella raffigurante "L'Ultima Cena"
-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 10 qui a sinistra ) di Sante Cattaneo, che adorna l'altare del SS. Sacramento. Anche in questo quadro manca la firma dell'autore, e, cosa strana, il suo nome non è possibile rintracciarlo nei registri della Fabbrica della Chiesa e in quelli de "La Veneranda Scuola del Signore" (confraternita che si assunse la cura e le spese della costruzione del bellissimo altare). In tali registri e nei documenti allegati si fa molte volte menzione della pala stessa (anzi, della "palla" come veniva scritto) e si parla anche del pittore della pala, delle dimensioni e della data di consegna, ecc., ma non si fa mai il suo nome.

Tutti i Coccagliesi l'avranno conosciuto, allora, ed era inutile scrivere il suo nome nei registri. La cosa appare per lo meno strana, se non proprio comica, dal momento che troviamo registrato, con grande meticolosità, il nome, la paternità e il soprannome, perfino, del carrettiere che trasportò la sabbia, ed ebbe in compenso "due soldi di acqua-vite", e del bottegaio che fornì "soldi cinque di sapone e zonza per ongere la girella". E non si trattava invero di un artista sconosciuto e trascurabile, ma di uno dei migliori artisti nostri di quel tempo. Il suo nome l'ho trovato, invece, per puro caso, in una memoria scritta su un foglietto staccato, riguardante una serie di operazioni di cassa, per la somma di lire settecento, che venne "consegnata allì 18 aprile 1786 in mano del sig. Foresti onde potersene servire in pagare al sig. Santo Cattaneo Pittore la Palla dell'Altare del S.mo S.to". Infatti, l'abate Jacopo Gussago, nelle "Memorie intorno alla vita, a costumi ed alle opere di Santo Cattaneo", elenca tra i vari lavori anche questo: "... n. 22 Coccaglio - La Cena Ultima del Signore cogli Apostoli" (v. anche "La vecchia Pieve", maggio 2003, link pag. 47, e novembre 2004, link pagg. 1. 48-49 - NdR). L'lmmacolata Concezione fig. 11°
Il pittore Sante Cattaneo, detto il Santino, nacque in Salò l'8 agosto 1739, e morì il 4 giugno 1819. Egli pure fu allievo di Francesco Monti. Nei suoi lavori, dice il Fenaroli, "l'intelligente ravvisa la di lui maestria nell'invenzione, nella disposizione giudiziosa delle figure, nella distribuzione della luce e delle ombre, come altresì nelle mosse graziose ed eleganti..".
La sola pala firmata, è quella de "L'lmmacolata Concezione"
-(vedi figura 11 qui a destra Foto qui a Destra ), dipinta nel 1758 dal conosciutissimo pittore bresciano Antonio Zadei (v. "la vecchia Pieve" febbraio 2003, pag. 47 e gennaio 2004, link pagg. 1, 40-42 -NdR). La pala dell'altare dei Santi Martiri
Santi Martiri fig. 12a e fig. 12b Foto qui a Sinistra ! 12a - 12b vedi figura 12a e 12b qui a sinistra) pensiamo che sia stata dipinta da Gabriello Rottini ("la vecchia Pieve") novembre 2003, pagg.45-47 - NdR).


NdR: l'autore e la figlia hanno tralasciato, forse ritendendole di scarso valore, magari anche a motivo dello stato di degrado in cui già allora probabilmente versavano, le pale dei due ultimi altari, i primi su ambo
lati che il fedele o il visitatore incontrano entrando in
chiesa dal portale centrale: Il transito di san Giuseppe fig. 13 - (vedi figura 13 qui a destra  Foto in Basso )
"Il transito di san Giuseppe"
e il "Sacro Cuore adorato dai santi Francesco di Sales, Gaetano da Thiene, Giovanni Nepomuceno, Filippo Neri e Luigi Gonzaga" Sacro Cuore adorato dai  santi Francesco di Sales, Gaetano da Thiene, Giovanni Nepomuceno, Filippo Neri e Luigi Gonzaga fig. 14"Il transito di san Giuseppe"
-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 14 qui a sinistra ), entrambe opera del già nominato Francesco Monti, autore degli affreschi delle volte. Mentre l'ultima tela versa ancora in stato di degrado, la precedente è stata di recente restaurata, rivelando parti di grande bellezza di chiaroscuri e cromatica (v. "la vecchia Pieve", luglio 2003, pag. 41, e luglio 2005, link pagg. 1. 42-43. NB: per errore di impaginazione, sul numero di luglio 2003 le due tele sono invertite rispetto al testo che le presenta - NdR).




Concluderemo le note riguardanti i dipinti, con l'accenno a un bellissimo quadro conservato in sagrestia, L'Adorazione dei Magi fig. 15 tra molte tele di minor valore: "L'Adorazione dei Magi"-(vedi figura 15 qui a destra  Foto qui a Destra ) di Agostino Galeazzi, allievo del Moretto, in cui è palese assai la maniera del sommo maestro, anche se appartiene alla decadenza dell'autore
(v. "la vecchia Pieve" dicembre 2002, pagg. 39-40 - NdR).


La Disputa con i Dottori fig. 16 Negli anni 1912-1913, il bergamasco Romeo Bonomelli affrescò ai lati del presbiterio le due grandi pareti, dove rappresentò "La Disputa con i Dottori" (ovvero, Il ritrovamento di Gesù tra i dottori, nel tempio -NdR)
-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 16 qui a sinistra ) e "La Visitazione"
-(  Foto in Basso vedi figura 18 in basso). A proposito di quest'ultimo affresco, il critico d'arte Fernando Rea scrisse che La Visitazione fig. 18 "Studiato con meticolosa attenzione dall'autore, per la ricostruzione scenica dell'evento, e sviluppato con una scioltezza visibilmente libera e con i colori vivi delle terre d'oriente...". Romeo Bonomelli, definito da Achille Funi (uno dei più noti rappresentanti del '900 italiano), "il migliore pittore bergamasco dell'Ottocento dopo il Piccio", nacque a Bergamo il 30 giugno 1871 e ivi morì il 24 settembre 1943. Di lui, valente acquafortista, Rea dice che "raggiunse vette sublimi di qualità, che lo fanno degno di essere eletto a rappresentante dell'arte bergamasca nel contesto di un più ampio discorso nazionale".


La presentazione di Maria fig. 17 (NdR: Autore e figlia sono entrambi incorsi in una svista o, più semplicemente, in uno scherzo della memoria: la raffigurazione della "Visitazione" non si trova su una delle grandi pareti del presbiterio, bensì su quella di controfacciata; su una delle predette pareti è invece raffigurata, probabilmente, "La presentazione di Maria" -(vedi figura 17 qui a destra  Foto qui a Destra ). Possiamo supporre che si tratti di opera del medesimo pittore che approntò gli altri già nominati affreschi di parete.)
 



























































 
 
       
b) Scultura      
 
Contrariamente a quanto si diceva, lo scalpello del più illustre scultore bresciano del Settecento, Antonio Calegari, non ha lavorato molto nella Chiesa di Coccaglio. La sua opera è quella di cui si parla nel presente contratto: "16 aprile 1757 Brescia - Restano accordate con il sig. Antonio Calegari tre teste di cherubini, a norma del disegno, quali servono per la sovaza dell'Altar maggiore della Nuova Chiesa di Coccaglio, come pure quattro putini e due teste de Cherubini ed Espirito Santo a norma del disegno della Chustodia di detta Chiesa, il tutto stabelito nel prezzo di piccole Lire trecentoottanta, con obbligo di darli il marmo occorrente per le tre teste Cherubini, dice piccole L. 380".

"Io Antonio Calegari affermo q.to di sopra.
Io Domenico Calegari ho fatto il presente accordo a nome delli sig.ri Deputati Lelio Almici e Giuseppe Malaguzzi"
.

Le 380 lire risultano pagate in due rate, di cui la seconda, il 20 novembre 1758, e di questa esiste ancora la ricevuta scritta dal Calegari. Questo pezzo di carta si è conservato fino a oggi, sfuggendo alle necessità di chi doveva accendere la stufa, ma i puttini della custodia sono rovinatissimi e perfino le teste dei cherubini furono guastate da un maldestro, che volle trarne un calco.
Importantissimi furono invece i lavori eseguiti dai celebri artisti bresciani Domenico, Bernardino e Giovan Battista Carboni. A Domenico Carboni dobbiamo il disegno dell'altar maggiore, compresa la custodia e la cornice della pala, ed il disegno del bel portale principale. A lui ed al fratello Bernardino dobbiamo il disegno e la costruzione delle bellissime orchestre barocche (1753), che vennero però marmorizzate eDisegno del bel portale principale fig. 19° indorate da Giuseppe Soatti ed Orazio Bresciani. -(vedi figura 19 qui a destra  Foto qui a Destra )

Tutti e tre i Carboni collaborarono all'erezione dell'altare dei Santi Martiri Protettori (che, se ancora custodisce le urne con le loro reliquie, in seguito alla modifica voluta da mons. Dossena presenta al posto della pala, spostata ad altro altare, un complesso ligneo raffigurante la Vergine del Rosario con il Bambino e i santi Domenico e Caterina da Siena -NdR)
la Vergine del Rosario con il Bambino e i santi Domenico e Caterina da Siena  fig. 20°-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 20 qui a sinistra). Domenico lo disegnò, Bernardino ne curò la costruzione, e Gian Battista lo completò, e scolpì le due statue. Quest'opera dei Carboni è un capolavoro del genere, certamente l'altare migliore della Chiesa, e ad esso si sono ispirati gli autori degli altri altari laterali.
L'imitazione voluta dai Deputati della Fabbrica, se da un lato impedì la creazione di nuove opere originali, d'altra parte ebbe il beneficio di conservare una perfetta unità di stile dell'interno.

Il contratto del 10 aprile 1758 col tagliapietre Angelo Orlandi, per la costruzione dell'altare suddetto, dice esplicitamente che deve essere eseguito "tutto secondo il disegno fatto dallo stesso Domenico Carboni". Ma i lavori vennero interrotti e sospesi dopo dieci anni. Un nuovo contratto, in data 18 gennaio 1769, parla di "sagome" che l'Orlandi doveva prendere da Bernardino Carboni, il quale dirigeva il lavoro, essendo ormai morto (11-5-1768) Domenico Carboni. La costruzione proseguì però a rilento, e a un certo punto intervenne anche Giovan Battista Carboni a guidare l'opera dell'Orlandi. Finalmente non rimasero da fare che le due statue, per completare il bellissimo altare. Ma passarono, uno dopo l'altro, dieci anni.
Perché questo ritardo?

Difficoltà finanziarie, oppure i Deputati volevano affidare il lavoro al Calegari? Quest'ultimo, invece, morì il 13 luglio 1777, per cui ritorno in scena Giovan Battista Carboni, che il 30 settembre 1778 mando a Coccaglio la lettera (di cui trascrivo qualche riga), comunicando il prezzo delle due statue: "intendo dalla di lei scritagli, che desidera sapere il sd.to importo, qual e che operando con tutto quel poco mio sapere, ci vorrebbe per il meno scudi seicento, di pura mia scoltura, e se in fine del opera mi ritroverò in caso di farli qualche rilasso sarà a farlo e con essi Loro son qui a fare quello che non farei con altri. Al sig. Antonio Calegari di due statuette con due putini fate a S. Gosmo li hanno dato scudi ottocento e cinquanta, di due statue con due putini fate in un altro luogo un poco più grandi le hanno pagate scudi mille e due cento, di pura scoltura, ed questo le dico per farli vedere la discreta mia dimanda, e voglio sperare che si vedrà il suo valor e anche della mia fatica...".

Ho trovato una ricevuta di L. 350, rilasciata da Giovan Battista Carboni l'l1-1-1781: "... quali sono aconto della fatura delle due statue di marmo posto sopra l' altar e del SS. M.M.ii nella Chiesa Parochiale di Coccaglio...".

Ultima Cena fig. 21° Il sopra citato Orlandi aveva già costruito nel 1760 il portale principale in pietra di Botticino, su disegno di Domenico Carboni, mentre su disegno dello stesso fu costruito l'altar maggiore e il fondale dal tagliapietra Vincenzo Baroncino, di Rezzato, usando Botticino, Carrara, Saravezza africana, Giallo di Verona e marmo verde antico.
Di fronte all'altare dei Santi Martiri (della Madonna del Rosario -NdR), vi è quello del SS. Sacramento, di cui costruirono il fondale i fratelli Corbellini nel 1787, per collocarvi la pala dell'"Ultima Cena" vedi figura 21 qui a destra  Foto qui a Destra ), ma era ancora mancante delle colonne e delle altre sculture.
Nel 1795 intercorsero accordi per far eseguire il lavoro a Pietro Giuseppe Possenti, scultore del Duomo della città di Brescia, il quale un anno dopo scriveva: "... che trattandosi di questi tempi calamitosi son pronto a fare un sacrificio, esibendomi di far detto altare, simile in tutto all'altro di facciata... nella speranza di fare a suo tempo le due statue".
Non ho rinvenuto altri documenti dimostranti che il Possenti abbia poi eseguito l'opera preventivata con una spesa di undicimila lire, senza le statue, riuscita poi in tutto degna di quella del Carboni.

Ben poche memorie sono rimaste della costruzione degli altari minori.

La statua di S. Giovanni Battista fig. 22° L'ultima opera di scultura, ed eseguita nel 1931, è la statua di S. Giovanni Battista, nella cappella del Battistero, lavoro di squisita fattura del coccagliese Francesco Angelo Rubagotti, che è (era - NdR) anche pittore, come il fratello Giuseppe, e decoratore, come il padre Francesco ed il fratello Enrico
-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 22 qui a sinistra)
 



























































 
 
       
c) La facciata      
 
La facciata della chiesa Parrocchiale  fig. 23° La facciata della chiesa fu disegnata da Giovanni Donegani, colui che diresse la costruzione dell'interno del teatro Grande di Brescia. -(vedi figura 13 qui a destra  Foto qui a Destra )
Ecco la ricevuta del suo compenso: "Adi 5 marzo 1782 Brescia - Confesso io soto scrito d'aver ricevuto dal Nob. Sig. Zaccaria Trinali piccole lire sessanta e questo per mia mercede nel dissegno fatto della facciata della Chiesa di Coccaglio dico L. 60 - Gio. Donegani".
Ma l'esecuzione non riuscì perfetta, causa questa delle infiltrazioni d'acqua, e, inoltre, mancante di dieci sui venti capitelli previsti.
Tra il 1826 ed il 1828, sotto la direzione dell'ing. Carlo Barcella di Chiari, si riassettò il cadente frontone, coprendolo in rame, e si posero in opera i capitelli mancanti, completando la facciata secondo il disegno del Donegani.
Sembra però che gli angeli reggenti la croce sul fastigio dell'imponente facciata, siano stati invece ideati dal Salterio, come risulta dalla convenzione 7 ottobre 1782, con la quale i Deputati "... hanno accordato al sig. Stefano Salterio di Laglio, distretto di Como di scolpire due angioli sopra una nuvola il tutto di pietra di Botticino dell' altezza di brassa quattro fatti conforme al disegno esposto dal suddetto Salterio e ciò al prezzo di scudi cento quaranta compreso le nuvole tali quali sono nel disegno...".
E questo è senz'altro il contratto più curioso, perché non viene chiesto di scolpire gli angeli a perfetta regola d'arte, che sarebbe una richiesta giustificata, per evitare d'aver poi degli angeli d'aspetto assai poco angelico, ma si insistette per l'esattezza delle nuvole, le quali, nella realtà, sono la cosa più mutevole che esista.
A meno che i Deputati non temessero, data la facilità delle nubi di diradarsi e sparire, di vedersele sfumare nel nulla, passando dal foglio di carta, dove erano disegnate, al costoso blocco di pietra in cui dovevano essere scolpite.

Disegno del bel portale Laterale Destro fig. 24° Ma non c'è affatto da ridere, perché con questa meticolosa previdenza i Deputati alla Fabbrica delta Chiesa sono riusciti ad erigerne una "in bona e laudabil forma", nella quale si concretò la fede del popolo coccagliese del diciottesimo secolo, costata, secondo i calcoli sui vecchi registri, circa 350.000 lire d'allora
-(  Foto qui a Sinistra vedi figura 24 qui a sinistra).
Disegno della Cupola fig: 25° Fu edificata lentamente, a mano a mano che la carità dei fedeli elargiva i mezzi per la prosecuzione dei lavori. Fu costruita, sotto certi aspetti, in economia, ma pur sempre con la magnificenza degna della casa di Dio.
-(vedi figura 25 qui a destra  Foto qui a Destra ).
   
 
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Per completare l'elenco degli arcipreti che si sono succeduti, dopo Giovanni Martino Testolini, colui che iniziò la costruzione della Chiesa, devo aggiungere:
 Stefano Foresti, nativo di Coccaglio, nominato arciprete nel giugno del 1727. Egli celebrò la prima messa solenne nella Chiesa Nuova, dedicata a Santa Maria Nascente, il I maggio 1737, ma soltanto dopo venti anni, cioè il 9 dicembre 1759, potè iniziare regolarmente le funzioni nella nuova Parrocchiale, per la costruzione della quale si prodigo con ogni sacrificio fino alla morte, avvenuta il 13 settembre 1761.
 Giuseppe Bersini, coccagliese, fu arciprete per otto anni, fino al gennaio del 1770.
 Stefano Vigilio Guerrini, da Marone, dal 1770 al 1790.
 Giuseppe Cropelli, da Pontoglio, dal 1790 al 1800.
 Francesco Antonio Marcarini, da Lovere, dal 1802 al 1812. Nel 1810 benedì il nuovo Camposanto.
 Luigi Bertuzzi, del Duomo di Rovato, dal 1813 al 1848.
 Andrea Capuccini, da Maderno, dal 1850 al 1899, che nel 1891 fece eseguire da Francesco Rubagotti e da Giovanni Frigerio, entrambi di Coccaglio, parecchie opere di restauro e di abbellimento (come la tinteggiatura dell'interno della Chiesa, che doveva essere, secondo il contratto, di color "limone immaturo"), nuove decorazioni nel fregio, restauro e rifacimento degli stucchi, pulitura delle medaglie e della volta, ecc.
 Alessandro Zucchi, nato a Coccaglio il 21 ottobre 1854 e morto il 28 gennaio 1919, che fu arciprete per vent'anni.
Durante il suo ministero, e precisamente negli anni 191l-1914, il coccagliese Francesco Rubagotti realizzò importanti opere di decorazione in stucco, e di tinteggiatura generale. Queste opere furono eseguite sotto la direzione dell'ing. arch. Elia Fornoni, di Bergamo, noto e stimato costruttore di chiese.
 Infine, l'attuale (nel 1953 -NdR) don Antonio Dossena, che successe a don Zucchi il 21 settembre 1919. La vecchia Pieve” con la Vecchi Torre Campanaria fig. 26b° Nacque a Brescia il 22 novembre 1879. Grande oratore, e infaticabile predicatore, intraprese e portò a compimento molte opere importanti: ampliò l'Oratorio femminile, dotandolo anche di un teatro; fece costruire la nuova canonica di fianco alla Chiesa, adattando la sua vecchia abitazione ad Oratorio maschile; fece restaurare la (vecchia Pieve) dai Fratelli Rubagotti, che anche la decorarono ed affrescarono; ed infine, divenuto pericolante l'antico campanile, il quale minacciava di crollare sulla sottostante Chiesa Vecchia, fu necessario, nel 1947, demolirne la parte superiore, privando così Coccaglio della sua torre campanaria. Nonostante le grandi difficoltà economiche in cui si dibatteva, egli intraprese, aiutato dalla generosità di tutti i Coccagliesi, la costruzione di un nuovo campanile, che sta sorgendo di fianco alla Parrocchiale, per opera dell'impresa Curti di Rovato, secondo il progetto dell'ingegner Vittorio Montini, di Brescia. La  Nuova Parrocchia con la Torre campanaria fig. 26a° Quando sarà ultimato, i Coccagliesi potranno essere orgogliosi per quest'opera, che coronerà degnamente quella intrapresa dai loro Padri (v. anche "la vecchia Pieve" settembre 2003, pagg. 47-49 e novembre 2003, link pagg. 48-49 - NdR).
-( Foto qui a Sinistra vedi figura 26a qui a sinistra
 e figura 26b qui a destra  Foto in Alto )
     
 
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5) NOTE CONCLUSIVE      
apposte al testo originario
 
1 ) Arrivati a questo punto, penso che sia utile aggiungere, a mia volta, qualche ulteriore notizia, partendo da dove (mio padre) si fermò.

La costruzione del nuovo campanile, incominciata nel febbraio del 1952 (la prima pietra fu benedetta dal vescovo di Brescia, mons. Giacinto Tredici, il 22 novembre 1951) terminò nel 1955.

L'opera costò ventisei milioni, cioè più del doppio di quella prevista, e venne sostenuta tutta dalla popolazione. L'arciprete, mons. Dossena, che vi profuse tutte le sue risorse economiche, non resse alle preoccupazioni che questa impresa comportò, e il suo cuore cessò di battere il 20 febbraio 1956.
 A mons. Dossena, il 22 aprile 1956, successe don Remo Tonoli, curato di Coccaglio da diciotto anni, eletto arciprete all'unanimità.
Nacque a Cellatica il 21 ottobre 1915. Morì a Coccaglio l'8 gennaio 1975, lasciando dietro sé un grande rimpianto. Attivissimo, dinamico, intraprendente, si guadagnò la simpatia e la stima dei giovani, dei quali la sua casa traboccava sempre. Non si contano le sue iniziative, tutte di carattere sociale, ma per quanto riguarda la Parrocchiale, sarà compito del suo successore,
 don Tarcisio Festa, nato a Toscolano il 4 aprile 1930, arciprete di Coccaglio dal 28 giugno 1975 al 30 aprile 1990, mettervi mano, con entusiasmo, passione e competenza, incominciando dal rifacimento del tetto (l'intervento più oneroso), dei telai dei finestroni, del pavimento della sagrestia e dell'archivio, oltre al rifacimento del castello campanario. Fece tinteggiare le parti esterne della Chiesa, e restaurare facciata e ingresso, nonché i banchi e i confessionali, l'altar maggiore e il tabernacolo (con gli angioletti di Antonio Calegari); inoltre, candelabri, arredi sacri, paramenti e, in sagrestia, numerosi quadri, compresa la bellissima tela del Galeazzi, "L'Adorazione dei Magi" e le statue lignee: la cinquecentesca "Madonna col Bambino" e S. Orsola (secondo altri, S. Caterina del Sinai; v. anche "la vecchia Pieve", settembre 2006 -NdR) e S. Antonio Abate (quest'ultimo, del pittore e intagliatore Vincenzo Civerchio, che operò a cavallo tra il Quattro e il Cinquecento), provenienti dalla vecchia Pieve.
Oltre a numerosi altri interventi, allestì e organizzò un Archivio parrocchiale degno di questo nome.
Se altri eresse, decorò e abbellì Santa Maria Nascente, a don Tarcisio Festa e al generoso, costante sostegno finanziario dei Coccagliesi, il merito di averla rimessa a nuovo, in grado ancora, speriamo, di sfidare i secoli.
Ida Esposito

2 ) A don Tarcisio, chiamato a un prestigioso incarico a livello diocesano, successe
 don Valentino Bosio. Nativo di Bornato (Cazzago S.M.), classe 1937 , che rimase a Coccaglio fino a luglio del 2002.
Poiché i parroci non sono imprenditori edili, è limitativo considerarne l'opera esclusivamente sotto il profilo delle opere murarie o artistiche realizzate durante il periodo del loro ministero; in linea con l'intento dell'opera di cui questa nota giunge a completamento, tuttavia, ricorderemo che, tra l'altro, mise mano alla sistemazione delle facciate del campanile e provvide a risistemare la pavimentazione del sagrato e della piazzetta attigua al campanile e alla casa canonica.
Verso la fine del suo mandato ebbe inizio, dietro impulso del curato don Bruno Cadei (scomparso tragicamente il 19 agosto 2005) l'elaborazione del progetto di ristrutturazione dell'Oratorio maschile
"Il Focolare" eretto nel corso degli ultimi anni di don Remo.
 Dal 6 ottobre 2002 è parroco don Giovanni Gritti, nativo di Palosco (BG), classe 1957.
In questi anni, esclusivamente per merito della generosità di Associazioni o Famiglie e grazie alla competenza di due restauratori locali, si sta continuando, già iniziata durante il parrocchiato di don Valentino, il lavoro di restauro delle pale degli altari e delle opere conservate in sacrestia.
dGG
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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