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Santa Maria Nascente
Parrocchia Santa Maria Nascente
 
 
 
 
 
 
L'ORGANO DELLA CHIESA PARROCCHIALE DI COCCAGLIO      
 
 
L'Organo della chiesa parrocchiale di Coccaglio Documenti di archivio datano ed assegnano il progetto a Domenico e l'esecuzione a Bernardino carboni. Originale è stata la scelta di collocare le bellissime orchestre barocche sulle pareti dell'arco soglio. Sono costituite da una svelata ed elegante balconata a sezioni lobate in legno marmorizzato, il cui fronte e mensoloni sono ornati da fregi di ispirazione rococò.
La balconata dell'organo è sovrastata da un'ancona lignea con paraste festonate perpendicolari, su cui s'imposta la trabeazione conclusa da un trofeo di strumenti musicali che racchiude le canne a vista dello strumento, realizzato dal M° G. Tonoli.
L'eleganza e solennità del manufatto è del tutto probante del lavoro di questi grandi artisti, in quanto il Carboni ( che fu anche abile incisore e modellatore di stucchi e scultore in pietra e bronzo oltre che intagliatore) si muove con tecnica impeccabile e vigorosa entro un ambito di stretta adesione ai modi accattivanti di Antonio Calegari ( che operò nella chiesa arcipretale di Coccaglio).
L'organo venne inaugurato il 15 aprile 1882.
     
 
G. Pedrali      
 
 
Indice:

  1) Introduzione

  2) Giovanni Tonoli

  3) Nota conclusiva

  Documenti e Immagini
     
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
     
1) INTRODUZIONE      
 
L'Organo della chiesa parrocchiale di Coccaglio La storia del nuovo organo Tonoli della prepositura di santa Maria Nascente è un po' tortuosa e misteriosa poiché, come documenti di archivio certificano, si è dovuto provvedere ad una rimozione di un primo organo già esistente dal 1789 però del quale non esistono più documenti di costruzione e commissione tranne una bolla di commissione per la rimozione , per un restauro ed ingrandimento,di detto primo organo datata 16 gennaio 1862 e firmata dalla Fabbrica di Organi Ditta Giudici di Bergamo. In esso di legge: " L'organo verrà levato per intero ed i parte verrà portato all'officina per praticarvi le seguenti operazioni: i mantici verranno fortificati ed ingranditi e re-impellati; si metterà la tastiera nuova in avorio ed ebano; si aggiungerà la prima ottava del principale; si aggiungeranno 10 nuovi registri di ripieno;si rinnoveranno i corni, le trombe, la trombetta e le viole;(.)la spesa sarà di lire 3500 più 300". In un secondo documento , sempre firmato dalla ditta Giudici di Bergamo, datato 16 settembre 1862 si legge:" L'organo è di otto piedi reali con principale di sedici piedi. Tastiera di 56 tasti divisa in 24 nel basso e 32 nel soprano e composto di numero18 registri di ripieno;12 instrumenti di corno; 5 instrumenti ad ancia e 7 instrumenti ai pedali e movimenti. Vi sono state poste più opere meccaniche." Poi sembrava che tutto andasse bene fino a quando, dopo innumerevoli infiltrazioni d'acqua ed il precoce deterioramento del primo restauro, i fabbricieri ed il prevosto di allora, decisero di porre un secondo intervento di restauro del vecchio organo e decisero di affidare il tutto al maestro d'organi Giovanni Tonoli il quale stravolse i precedenti restauri e diede alla chiesa di Coccaglio un grande organo frutto della fusione del vecchio con il nuovo.
L'attuale organo ( composto da 2 organi) consta di 42 registri ed ha 2684 canne, uno splendido concerto di campanelli in argento e bronzo ed una gran cassa ( in disuso). Il 12 giugno 1913 venne affidato alla Ditta Facchetti Vittorio di Brescia un nuovo progetto di riparazione da farsi, come si legge dal progetto custodito in archivio, ai due organi della chiesa maggiore di Coccaglio per una spesa di 465 lire. Purtroppo, ormai da troppi anni, il nostro grand'organo è in silenzio. Un silenzio più rumoroso del traffico di una città. Un silenzio che, come un macigno, cade nell'animo della nostra comunità che.in tempi assai più critici del passato.volle per la propria chiesa un maestoso organo. Urge, ora più che mai, un importate e costoso restauro di recupero. Più il tempo passa più questo gioiello di tecniche umane si sta spegnendo causando danni irreparabile. Speriamo, in tempi brevi, che qualcuno possa aiutare la comunità a ridare voce al suo maestoso organo vanto della comunità stessa e pregevole strumento nella diocesi.
     
 
G. Pedrali      
 
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2) GIOVANNI TONOLI      
costruttore del nostro organo      
 
E' l'ultimo grande organaro della nostra scuola bresciana per la grande personalità artistica unita ad una capacità progettuale e caparbietà realizzatrice che lo portava a rifiutare radicalmente il subappalto di certe lavorazioni, come ad esempio la realizzazione dei mantici, dei somieri o delle canne, per le quali erano esistite anche in passato botteghe specializzate.
Per differenziarsi dalle altre ditte e sottolineare l'importanza di una linea costruttiva integralmente personale, in chiusura del suo "Elenco Degli organi da Chiesa Fabbricati", stampato per i tipi della Apollonio attorno al 1880, puntualizza orgogliosamente: "Non si dipende da nessuna fabbrica, si ritirano solamente i materiali greggi". Originario di Tignale, apprese l'arte dal francescano fra' Damiano Damiani, che a sua volta la imparò dalla celeberrima dinastia bergamasca dei fratelli Serassi, e fu attivo nella zona dell'alto e medio Garda e in Trentino . L'incontro avvenne in occasione del montaggio dello strumento del Santuario di Montecastello. Dopo alcuni lavori con il maestro, nel 1838 costruisce l'organo della parrocchiale di Prabione, sopravvissuto fino ad oggi, nel quale sembra seguire le sue impronte.
Morta la moglie decide di trasferirsi a Brescia con la sorella Domenica e nel 1847 aprirà quello che verrà configurandosi come il più grande laboratorio di costruzione d'organi mai esistito in città, situato in Corso Montebello (ora Palestro) al n.39. Nel 1853 vista la condotta morale e politica "scevra da pregiudizi" viene iscritto nel ruolo dei cittadini urbani. Nel suo catalogo sono elencati 167 strumenti costruiti in mezzo secolo circa di attività; di questi 96 sono nella nostra provincia. Gli altri raggiungono quelle di Verona, Vicenza, Rovigo, Ferrara, Bergamo, Cremona, Mantova, Lecco, Modena, Udine, Trieste (due per la prestigiosa cattedrale di San Giusto, uno dei quali definito "ad uso funzioni slave") e Trento. Altri strumenti sono destinati all'Istria e alla Dalmazia (cattedrale di Ragusa, oggi Dubrovnik), 16 finiscono in America del Sud a Buenos Ayres, uno in Asia ai Gesuiti di Marianopoli e uno in Africa ai padri Michitaristi di Alessandria d'Egitto.
L'estrema solidità e qualità di ogni dettaglio delle sue opere gli era assicurata da maestranze scelte con estrema cura e severità; negli anni compresi tra il 1865 e il 1885 arriveranno a raggiungere le 15 unità,specializzate in tutti i settori della costruzione. Nel 1881 vince la medaglia d'argento all'Esposizione Industriale di Milano, dove si confronta con i più grandi organari dell'epoca, per la novità di alcune sue invenzioni.
Il Valdrighi (1884) lo cita anche come costruttore di altre tastiere, cembali o fortepiani. A lui si devono gli organi più grandi mai costruiti nel nostro territorio, come ad esempio quelli monumentali a due tastiere del Duomo Nuovo in città (1855), delle parrocchiali di Gussago,Lonato . Tutti e tre possedevano un'ottava cromatica in più dell'estensione massima raggiunta da qualsiasi altro strumento. Sfortunatamente sono tutti stati ridimensionati da Porro Tonoli. Simpatizzante dei moti irredentisti e ammiratore di Tito Speri, ne sposò la sorella Santina e diede il nome dell'eroe risorgimentale al figlio natogli nel 1855. Dopo una rigida educazione in collegio, un'esperienza in fabbrica col padre evidentemente controvoglia, e alcune speculazioni commerciali disastrose (che portarono all'esecuzione di pochissimi pur pregevoli strumenti come ad esempio quelli delle parrocchiali di Ome e Molinetto di Mazzano), Tito dovette dichiarare bancarotta riparando all'estero, dove morirà a soli 32 anni. Gli organi tonolliani rimasti quasi intatti sono numerosi. Nato e cresciuto all'interno della tradizione dell'organo romantico italiano di impronta operistica, Tonoli compete con i contemporanei per dotarlo di ritrovati tecnici che ne possano rendere più agevole "l'uso moderno" e più attuali le sonorità, come contemporaneamente avveniva ad esempio per il timbro dei flauti d'orchestra, costruiti non più in legno o avorio e con poche chiavi, ma in metallo e più "armati", quindi più potenti e penetranti.
A tal fine costruì alcuni strumenti con il somiere maestro a diverse secrete (Lovere, parrocchiale a 2 tastiere; Coccaglio , a 2 tastiere, Nave; Mompiano, S.Antonino) e particolari ventilabri verticali, per ottenere pressioni dell'aria diversificate e registri (in particolare Trombe a Squillo) a pressione più alta del solito. Verso la fine della sua esperienza, rivolse anche qualche attenzione all'ulteriore mutamento del gusto, con disposizioni foniche e concessioni all'aspetto esterno della cassa tendenti allo stile dell'organo sinfonico d'oltralpe. L'organo dell'abbazia di Leno (vedi scheda a pag. ...) ne è una prova. La sua facciata ed alcuni registri accolgono, infatti, soluzioni di impronta franco-tedesca.
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G. Pedrali      
       
     
3) NOTA CONCLUSIVA      
 
Attualmente l'organo è completamente fuori uso: da circa vent'anni non viene più suonato; non è nemmeno possibile accenderlo, giacché è stato staccato anche il collegamento elettrico. La sistemazione ed il recupero di questo prezioso strumento si impone come opera di elevato spessore culturale, oltre che artistico e storico.
Tra gli impegni del futuro (remoto) della Parrocchia, questo restauro figura tra le priorità, sempre che la popolazione risulti sensibile al valore dell'opera e/o che qualche mecenate non si prenda a cuore la questione, senza ricerche di tornaconto personale.
     
 
Nel sito dedicato agli organi bresciani, curato da un appassionato della materia, è possibile trovare altre notizie e immagini: www.organibresciani.it      
 
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