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Santa Maria Nascente
Parrocchia Santa Maria Nascente
 
 
 
 
I PATRONI DI COCCAGLIO
- e le loro reliquie -
 
 
 
 
Giuseppe Bresciani La vecchia chiesa parrocchiale di Coccaglio, oggi Pieve di s. Giovanni Battista, era dedicata a Maria Nascente, venerata anche quale patrona della parrocchia e del paese.
Da qualche secolo, presumibimente dal 1638 - salvo verifica - il titolo di patrono è passato, in "comproprietà", a due ss. martiri di epoche e regioni diverse: Maurizio e Giacinto. A Maria Nascente è rimasta la sola titolarità della chiesa e della parrocchia.
Perché si è verificato questo "spodestamento"? Perché Coccaglio ha questi patroni?
E' curioso notare che due santi che, a motivo della distanza di secoli che li separano, nulla hanno avuto a che fare l'uno con l'altro e sono uniti - come tanti altri, santi riconosciuti o no - "solo" dalla medesima fede in Gesù Cristo e dal fatto che per questa fede hanno versato il sangue, siano associati nel culto di questa comunità. Sarà interessante scoprire il perché di questo e capire il perché della celebrazione il 22 novembre.

Ci è di aiuto una ricerca d’archivio di alcuni anni or sono, da cui traiamo le notizie che seguono. Siamo grati a chi l’ha condotta, scartabellando pazientemente i documenti degli archivi che vengono citati.
     
 
 
 
 
I santi MAURIZIO e GIACINTO, Patroni di Coccaglio
 
La figura di s. Maurizio
 
Altare Maurizio fece parte della Legione Tebana composta da un migliaio circa di soldati tutti originari dei dintorni di Tebe.
La legione era agli ordini di Massimiano. Prima di una battaglia nel 286 i soldati vennero invitati a sacrificare agli dei. Maurizio e molti suoi compagni, profondamente cristiani, si rifiutarono e Massimiano ordinò che venisse flagellato un soldato ogni dieci, ma nessuno si piegò alla disposizione.
Massimiano si inferocì e li fece decapitare. Maurizio fu uno degli ultimi e per tutto il tempo incoraggiò e sostenne i suoi compagni.
     



     
La figura di s. Giacinto
 
Reliquie Nel XII secolo sulla costa anatolica del Mar Nero, nell’attuale Turchia, nacque da una famiglia cristiana Giacinto che, fin da piccolo, ebbe il dono di compiere miracoli. Unico scopo della sua vita fu quello di aprire le menti al messaggio di Cristo, illuminare i cuori, rendere partecipi quanti più possibile della fede.
In tarda età vide un gruppo di pagani in adorazione di un albero: attese la notte e lo sradicò, aspettando poi di essere arrestato.
La prigionia fu dura: venne infatti sottoposto a tormenti tanto crudeli da portarlo alla morte. Ma questa non interruppe il suo operare miracoloso: ogni anno, nel giorno anniversario della sua nascita, il popolo pregava sul suo sepolcro da cui scaturiva una polvere miracolosa che veniva usata come medicina.
     
 
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Le reliquie dei Patroni e la loro festa
 
 
ExVotoPatr1 "La religione (il culto) che la terra di Coccaglio di Diocesi Bresciana professa, ai corpi dei suoi SS. Protettori Giacinto e Maurizio, venerati per identici e per martiri nella Parrocchia di detta terra...".
Questa affermazione è molto importante non solo perchè offre una testimonianza riguardante il vivo sentimento religioso e la devozione che la comunità coccagliese aveva nei confronti dei suoi Protettori già molti secoli fa, ma soprattutto perchè introduce una vasta documentazione sulla storia delle reliquie dei due Santi Patroni: perchè e come sono giunte a Coccaglio, chi le ha ottenute e portate, l' incontestabile identità dei due martiri.
L' antico documento in cui sono raccolte tutte le informazioni sull' argomento si articola in due parti: la prima presenta il viaggio percorso dalle reliquie da Roma a Brescia; la seconda risponde alle obiezioni di quegli oppositori che negano l'identità dei due patroni.
     
 
 
 
 
Il lungo viaggio delle reliquie
 
ExVotoPatr2 Nell'Archivio Diocesano e nell'Archivio Parrocchiale è segnalato che ben quattordici documenti, risalenti alla prima metà del 1600, testimoniano "la identità e il legittimo possesso de' s. Martiri ".
La storia delle reliquie inizia con la decisione del papa Gregorio XV di concedere al cardinale Toledo la facoltà di scavare in tutti cimiteri romani esistenti, sia all' interno che all' esterno delle mura, e di donare i corpi, le ossa e le reliquie dei santi, morti martirizzati, a chiese e monasteri. Tali donazioni avrebbero dovuto ornare gli istituti ecclesiastici, alimentare la fede, favorire la devozione e l'ammirazione verso chi aveva sacrificato la propria vita per Cristo.
Il motivo di simile deliberazione non è diverso da quello addotto dai pontefici precedenti: quando i Longobardi e, più tardi, i Saraceni invasero Roma, portando ovunque devastazione e sterminio, le catacombe restarono esposte alle loro profanazioni; così i papi fecero togliere i corpi dei martiri illustri da quei luoghi e li collocarono nelle basiliche della città. Lo scopo, quindi, di Gregorio Xvo era quello di favorire una conservazione delle reliquie dei Santi, troppo numerose nei cimiteri, e, con la collocazione nelle chiese, tributare loro il dovuto culto.
L'arduo compito di raccolta dei resti dei Santi venne affidato a Giovanni De Rubeis che trovò nel cimitero (o catacomba) di Callisto, sulla via Appia, i corpi di S. Maurizio e S. Giacinto e li donò al Vescovo di Alessandria Erasmo Paravicini. Quest' ultimo decise di donarle alla Pieve di Coccaglio "perché aveva inteso la pietà di codesto paese ed era persuaso della riverenza con cui sarebbero stati tenuti custoditi ". Consegnò le reliquie, racchiuse in due casse di legno suggellate, a Giuseppe Bresciani, suo maggiordomo di origine coccagliese, perché le recapitasse alla Comunità di Coccaglio.
Il trasporto delle reliquie attraverso lo Stato Milanese, per raccomandazione dello stesso Paravicini, fu immune da ogni dazio. Giunte a Brescia, il Bresciani le consegnò a Bernardo Mellini (o Milini), arciprete, e alla Comunità: era il 26 ottobre 1638. Va sottolineato che prima di giungere alla Pieve di S. Maria, il vescovado di Brescia si preoccupò di svolgere esatti accertamenti sull'identità delle casse che racchiudevano i due corpi; dimostrato ciò vennero esposti e diventarono oggetto di pubblica venerazione presso la Comunità.
L' ultimo viaggio delle reliquie avvenne il 22 novembre 1789 quando furono trasferite dalla vecchia alla nuova chiesa parrocchiale.
     
 
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La festa liturgica dei Santi Patroni Maurizio e Giacinto
 
ExVotoPatr3 S. Maurizio e S. Giacinto, Patroni di Coccaglio, sono festeggiati il 22 novembre. La data serve a rievocare la definitiva collocazione delle reliquie nella nuova chiesa parrocchiale eretta in onore di Santa Maria Nascente, dopo essere giunte da Roma nel 1638 ed essere state poste e venerate per un secolo e mezzo nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista.
Con ogni probabilità tale festività ha sostituito la festa di S. Emiliano (martire bulgaro vissuto nel 300 d. C. e condannato ad essere bruciato vivo per aver distrutto la statua di una divinità di cui si intendeva ripristinare il culto) al quale era stata dedicata una chiesetta ai piedi del monte che, quasi sicuramente, fu la sede della Pieve.
La presenza dei Santi Patroni non era sentita soltanto il 22 novembre, giorno sacro di festa in cui tutti si astenevano dal lavoro e in cui si celebrava la Messa solenne, ma in ogni momento dell' anno.
La Comunità era molto legata ai SS. Maurizio e Giacinto: confidava nel loro intervento ed era convinta che sempre l'avrebbero protetta e avrebbero vegliato su di essa. Una testimonianza di tale devozione e fiducia si ha nei momenti di calamità (malattie, siccità, epidemie...): le reliquie dei Santi venivano portate in solenne processione lungo le vie del paese (come indicano le tele ex-voto esposte nella sacrestia della chiesa parrocchiale), chiedendo il loro aiuto per mezzo di preghiere e di esercizi spirituali.
     
 
                                         dalla "Ricerca d'archivio per la tesi di laurea" di Ingrid Bruni  
 
 
 
NOTE
 
ExVotoPatr4 - Una delle preoccupazioni principali nella costruzione della nuova chiesa parrocchiale fu quella di erigere un altare in onore dei Santi Martiri Protettori Maurizio e Giacinto.
Riguardo a tale argomento si rimanda al volume "La Chiesa Parrocchiale di Coccaglio" - Ricerche d'Archivio di Cesare Esposito, a cura di Ida Esposito e alla trascrizione di esso reperibile in questo sito nella pagina La chiesa parrocchiale nella sezione dedicata alla Parrocchia: vi si trovano notizie sufficienti alla progettazione del notevole altare dei Patroni e alla commissione della tela che li raffigura.
Questa aveva la medesima forma di quella che le fu posta di fronte, dell’Ultima Cena: il lato superiore non appariva rettilineo, ma era arcuato, secondo la forma della nicchia ove attualmente è riposto il gruppo scultoreo ligneo della Vergine del Rosario. La tela era infatti collocata in questo altare, a sovrastare il loculo che tutt’ora custodisce le urne con i corpi dei due santi.

La lodevole devozione a Maria dette luogo ad una discutibile operazione artistica, possibile a quei tempi, oggi - giustamente - semplicemente impensabile senza conseguenze amministrative e penali: nella prima metà del ‘900, per fare posto all’attuale gruppo scultoreo, la tela fu trasferita al 1° altare laterale a sinistra di chi guarda verso il presbiterio; per adattarvela, la parte arcuata eccedente fu ripiegata (per fortuna non tagliata). L’originario luogo di culto verso i patroni subì in tal modo uno sdoppiamento: da una parte sono conservati i corpi, dall’altra le immagini dei Patroni. L’altare eretto per onorare i patroni venne così in parte snaturato rispetto alla sua originaria finalità.


- La festa dei ss. Patroni, attualmente, è un’ombra delle antiche celebrazioni che catalizzavano la vita del Paese. Anche tale declino è segno del parziale smarrimento dell’identità del paese: negli ultimi 30-40 anni la popolazione è pressoché raddoppiata in seguito ad un costante flusso immigratorio; le persone che non affondano le loro radici nella vita della comunità non sentono come loro la festa di un paese nel cui tessuto relazionale non sono ancora del tutto inserite. Se ancora le scuole osservano il giorno festivo del 22 novembre, molte realtà produttive lo ignorano, anche a motivo del fatto che buona parte dei loro dipendenti non sono di Coccaglio.
A ridare un po’ di lustro alla ricorrenza interviene l’iniziativa dell’Amministrazione Comunale di attuare nella domenica successiva al 22 novembre una sorta di Mercatino o Sagra dei Patroni, attraverso l’apertura dello spazio pubblico all’allestimento di bancherelle in cui è possibile trovare di tutto: dai quadri a prodotti gastronomici e/o agricoli tipici di una determinata zona, dal commercio equo e solidale ai lavoretti dei ragazzi della Scuola Media e di collaboratrici dell’Oratorio il cui ricavato va a scopo benefico. Ogni anno numerosi espositori da Coccaglio e fuori, con la loro partecipazione, contribuiscono a caratterizzare l’ultima domenica di novembre che, tra l’altro, si trova a ridosso del periodo natalizio. È chiaro che tale iniziativa non tocca l’aspetto più direttamente celebrativo religioso – del resto non è quanto ci si deve aspettare da un’Amministrazione civica; rimane comunque un’occasione per “vivere” il paese e per incontrarsi.
     
 
 
 
 
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